L’Ammonimento del Questore è uno strumento amministrativo che può rivelarsi molto utile per il contrasto al cyberbullismo.
Se richiesto per tempo – prima che le azioni lesive siano portate all’estremo e dunque giunte al punto in cui l’unica strada per fermarle è la denuncia – querela all’Autorità Giudiziaria – il cyberbullo verrà diffidato a continuare quei comportamenti illecite ai danni della vittima e in alcuni casi obbligato a seguire dei percorsi per correggere quel comportamento contrario alla Legge.
Anche la cybervittima, che magari si trova in uno stato di confusione tale per cui non se sente di iniziare un procedimento penale, può essere supportata e aiutata ad uscire dalla rete in cui si trova intrappolata.
Educare i minori all’uso consapevole dei social media è un arduo compito che spetta non solo agli Istituti Scolastici ma anche ai genitori.
Purtroppo data la differenza di capacità tecnologica tra nativi digitali – ovvero i minori – ed i migranti digitali – ovvero i genitori – educare ad un uso corretto della rete diventa veramente complicato specialmente per chi non conosce il mondo della rete ma soprattutto gli strumenti di ausilio messi a disposizione dei genitori.
In particolar modo mi riferisco alla possibilità di attivare il “Parental Control” (conosciuto anche come controllo parentale o filtro famiglia) che può essere un utile strumento per accompagnare i propri figli all’interno del mondo virtuale spiegando loro passo – passo per quale motivo il genitore applica alcune scelte in merito all’utilizzo dello strumento tecnologico ed alla navigazione in rete.
La norma di contrasto al cyberbullismo pone gli Istituti Scolastici al centro delle iniziative di contrasto al fenomeno attraverso la formazione specifica di un docente che assume il ruolo del referente scolastico per il contrasto al fenomeno del cyberbullismo.
Questa persona deve attivarsi al fine di predisporre delle attività e dei progetti volti a formare, informare sensibilizzare adulti e ragazzi verso il contrasto al fenomeno. Il referente per il contrasto al cyberbullismo deve intrattenere rapporti con altre figure professionali che siano competenti in materia e rapportarsi con le Forze dell’Ordine per intervenire su problematiche che necessitano di interventi decisivi sin dal momento della loro presa di conoscenza.
Il fenomeno del cyberbullismo miete velocemente molte giovani vittime. Gli adulti osservano quanto accade impotenti ma soprattutto senza avere un punto di riferimento normativo per intervenire con efficacia per contrastare il cyberbullying.
A seguito dell’ennesima tragedia dettata da una crudeltà troppo grande da affrontare per la vittima e la difficoltà di mettere in atto azioni veramente efficaci da parte delle professionalità che cercavano di intervenire senza avere un indirizzo normativo da seguire, nasce la legge 29 maggio 2017 nr. 71 che pone l’attenzione sull’aspetto educativo e formativo come punto focale per iniziare un percorso di contrasto a tutte quelle azioni illecite che rientrano nella definizione di cyberbullismo.
Le prime forme di cyberbullismo iniziano a circolare in rete già all’avvento delle prime piattaforme di socializzazione virtuale.
L’assenza di regole precise porta gli utenti del villaggio virtuale a postare in rete tutto quello che hanno in mente attraverso comportamenti leciti e azioni distorte che a volte non venivano nemmeno percepite come lesive degli altri. Lo “scherzo” condiviso in rete assumeva sempre più le forme di illeciti penali perpetrati sotto forma di continui attacchi nei confronti della cybervittima.
Questa si trovava spesso sola ad affrontare i danni psicofisici derivati dai comportamenti lesivi fino ad agire azioni di autolesionismo o nei casi più gravi cyberbullicide. La rapidità di espansione del fenomeno e il susseguirsi di casi di cyberbullicide scuote l’opinione pubblica fino al prodursi di norme a tutela e protezione delle cyber vittime.
Leggendo diversi testi narrativi ci si rende conto che il fenomeno del bullismo, da sempre piaga presente in ogni società, è stato percepito e descritto come quel comportamento messo in atto dall’individuo “cattivo” che spesso è portato a commettere reati che col tempo diventano più gravi.
A volte questo comportamento veniva ridimensionato dal gruppo sociale con espressione del tipo “bravata” o “stupidaggine” tanto che non si dava importanza al fenomeno se non quando generava gravi danni. Ma se nell’idea comune è ben presente il comportamento che rientra nel temine bullismo, al contrario non è ben chiaro quando ci si trova davanti ad un comportamento di bullismo in rete.
L’uso della tecnologia oltre che a benefici ha sviluppato un’anima dark dove trova libero sfogo il lato peggiore di chi utilizza lo strumento informatico per mettere in atto il cyberbullismo.
L’innovazione tecnologica nel campo della comunicazione ha fatto passi da gigante ed in pochi anni ci siamo trovati ad usare strumenti tecnologici che ci hanno aperto le porte verso il mondo virtuale. I social media entrano con prepotenza nella nostra vita, il quotidiano è denso di vita online che si esprime attraverso social,post, chat ed altro ancora. Nel quotidiano purtroppo non tutto è rose e fiori: ci scontriamo anche con atteggiamenti spiacevoli come quelli che rientrano nel bullismo.
La rapida evoluzione dei social che assorbe i molteplici aspetti della vita fisica non poteva che catturare attraverso gli strumenti tecnologici anche i comportamenti negativi facendo una sorta di regressione dall’utile e bello per dare spazio anche alla sua “anima nera” attraverso la quale le azioni di bullismo diventano cibernetiche dando vita al fenomeno del cyberbullismo.
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